Dirigente e allenatore "Associazione polisportiva Villa Giacomelli 1852" - settore Atletica Leggera e Preparazione Atletica - affiliata UISP Udine contatto: 337-2032796 Gli articoli possono essere copiati citando l'autore (Archipedro)

venerdì, aprile 22

Giulia è nata...

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sabato, aprile 2

6) PALLAVOLO - Biomeccanica della schiacciata e relativi principi di preparazione atletica per i bambini

Nell’analisi bio-meccanica della schiacciata, ed in particolare per quanto attiene all’indicatore della velocità di palla (ritenendo che la quantità d’energia proporzionalmente trasferita dal giocatore all’attrezzo sia espressione della massima efficacia del colpo(cosa peraltro non vera in assoluto), la manualistica tradizionale propone la seguente declinazione delle componenti fondamentali:

1) traslazione sul piano orizzontale dello schiacciatore (velocità d’entrata funzione della rincorsa)
2) successiva proiezione del CG rispetto al terreno, rappresentata dall’angolo di stacco β (tanto potenzialmente maggiore quanto minore sarà la velocità stessa);

nella pallavolo moderna gli attaccanti d’alto livello optano per una velocità allo stacco molto elevata ed una conseguente parabola aerea allungata. In questo modo nonostante l’angolo di proiezione risulti minore l’elevazione massima possibile aumenta sensibilmente garantendo vantaggi evidenti (complessiva potenza del colpo prodotto da una maggiore altezza sulla rete) con alcuni effetti collaterali ritenuti accettabili (maggiore difficoltà nella valutazione del punto ottimale di contatto con la palla, non sempre il più alto possibile, e rischio di errori nella fase di stacco e ricaduta (es. contatto con la linea dei tre metri o invasioni e conflitti sotto rete). E questi sono argomenti noti…

3) velocità angolare della spalla garantita dalla spinta rotazionale dei busto allo stacco
4) velocità del braccio
5) velocità dell’angolo di chiusura del polso (azione frustata)
6) rigidità della mano, peso e dimensione della stessa, lunghezza del braccio e stiffness dell’avambraccio

anche in questo caso ogni giocatore di buon livello ha imparato empiricamente a pre-caricare il busto in fase di stacco (con l’appoggio del piede opposto al braccio d’attacco che ruota all’interno e trasla in avanti rispetto all’altro nella contemporanea azione di caricamento d’entrambe le gambe), nonché a cercare la palla con un’azione fluida e decontratta della mano. Cose che si sanno…

7) peso dell’attaccante (nella componente della forza ingenerata dalla parziale “caduta” sulla palla, soprattutto se essa viene colpita sull’anticipo della sua traiettoria massima
8) allineamento del punto d’applicazione della forza istantaneamente trasmessa dalla mano sul baricentro della palla

ci sono poi due accorgimenti (7-8) che taluni giocatori mettono appunto per guadagnare un’ulteriore vantaggio strategico sul muro avversario, e che nascono da una preventiva ricerca degli allineamenti di tutte le spinte sopra evocate nonché dal massimo utilizzo del peso del corpo in ricaduta (primi tempi, pipes…).
In quest’ultimo caso la palla viene colpita con il braccio maggiormente inclinato in avanti, e quindi da una altezza minore, ma con angolo di trasferimento della forza inerziale dell’attaccante sulla palla: ne derivano potenze di schiacciata veramente impressionanti.

LA DOMANDA…
Ma allora, anche alla luce di questi ultimi due parametri, sono più avvantaggiati i “saltatori”, giocatori leggeri e coordinati, o gli atleti più forti e pesanti, che a partire dalla propria stessa verticale (si pensi al beach volley, che non consente una grande stiffness di stacco) scaricano a terra palle molto precise, e comunque veloci, ancorché in un assetto più composto ed essenziale (infatti tendono a ricadere laddove hanno effettuato il take-off)? Quest’ultimi consumano meno energie? Sono meno soggetti ai traumi?

LA RISPOSTA
Per capire bene questo passaggio, che è un po’ il nocciolo della disamina, partirei dalle variabili geometriche dell’azione di gioco. Infatti lo schiacciatore sa bene che attaccherà contro un muro dall’altezza più o meno costante (i giocatori leggermente più alti saltano leggermente di meno) e sopra una rete ed un campo dalle dimensioni note. Banale a dirsi ma importante, e mi spiego meglio.

A parere dello scrivente il pensiero dell’attaccante si costruisce all’incontrario, in una forma meta-cognitiva: la consapevolezza dell’esito del tentativo è frutto d’un concatenarsi di sensazioni, riferibili ai parametri evocati, che lo conducono all’appuntamento con l’azione difensiva del muro… ma allora, che cosa sogna lo schiacciatore: la mia risposta è IL CONTROLLO. Non della palla, non del gesto, ma della situazione nel suo complesso. Ovvero l’ANTICIPO IDEO-MOTORIO.

In tal senso, se è vero che al momento della schiacciata il cervello dell’atleta cerca il campo avversario in mezzo al muro producendo il 100% dello sforzo indispensabile per non fallire, si può ben concludere che non solo la massima elevazione è pre-condizione per la migliore esecuzione possibile del colpo, agevole, fluida e consapevole, ma soprattutto che se il corpo assume un assetto di volo parabolico il cervello avrà più tempo (ANTICIPO nel campo visivo) per selezionare opzioni d’attacco equivalenti, in termini di potenza efficace, senza che le leve articolari e i distretti muscolari siano costretti a TARDIVE azioni potenzialmente nocive.

Il retro della medaglia è ben chiaro a quei giocatori, in genere molto bravi nel beach-volley, che sono dotati d’una grande elevazione da fermi e conseguentemente ritengono strategicamente vantaggioso poter eseguire l’attacco ad una distanza relativamente corta dalla rete, sfruttando meglio gli angoli che si vengono in questo modo a creare. Pur tuttavia tale scelta si rivela spesso vincente negli attacchi dal centro ma ormai piuttosto anacronistica, nel volley, in presenza di muri a due-tre in banda: laddove l’intera proiezione della palla sul campo viene quasi sempre coperta. In questi casi, e sono statisticamente la maggior parte, il punto si realizza con un mani-fuori, o schiacciando nei varchi tra i difensori, o comunque con tali velocità di palla da non consentire alle mani degli avversari di tenere la posizione. Tutte “potenze” raggiungibili solo in presenza d’un attacco veramente esplosivo.

IL VANTAGGIO BIO-MECCANICO DELLA SCHIACCIATA IN AVANZAMENTO

Torniamo quindi sulla rincorsa “dinamica”, e su uno stacco profondo: quale vantaggio bio-meccanico garantisce?
Essenzialmente che gli errori nell’alzata e d’allineamento della palla rispetto la muro possano essere corretti al take-off e nella fase di volo, consentendo alla spalla ed al braccio di riallinearsi agevolmente nella direttrice ideale della schiacciata. Quest’ultima è rappresentata dall’asse che, al contatto con la palla, parte idealmente dal piede opposto alla mano d’attacco e raggiunge quest’ultima. Tale allineamento dovrebbe tendere alla verticale se valutato trasversalmente ed essere avanzamento nella componente saggitale: ciò appunto affinché la traiettoria alto-basso del colpo non sia frutto della sola azione frustata del polso ma accompagnata dal peso del corpo sulla palla. In questa condizione l’energia bio-meccanica è sfruttata nel migliore dei modi ed il corpo salvaguardato.
Questo ragionamento ha inoltre un importante corollario. Sotto il profilo dell’azione-reazione la ricaduta della schiacciata tradizionale (sull’asse verticale) avviene tendenzialmente all’indietro, laddove i TALLONI e la SCHIENA non sono messi in condizione d’ammortizzare debitamente l’impatto. Viceversa la ricaduta in avanzamento, apparentemente più rischiosa (conflitti sotto rete, slogature…) è quella che consente un ottimale scarico del peso corporeo sugli avampiedi e successivamente sui quadricipiti femorali. In tal senso è possibile allenare i piedi dei bambini per diventare dei formidabili “ammortizzatori” ma viceversa poco o nulla si può fare per difendere le vertebre lombo-sacrali da continue compressioni violente lungo il loro asse.

LA BIO-MECCANICA D’UN MOVIMENTO COMPLESSO

Un’altra breve considerazione, sempre di carattere generale, può essere fatta in relazione alla bio-meccanica della schiacciata intesa come sintesi di movimenti complessi: è sempre possibile identificare, in maniera univoca, la schiacciata corretta o quest’ultima può e deve essere re-interpretata in funzione delle caratteristiche atletiche del giocatore? Evidentemente entrambe le cose.
In pratica si può perfettamente insegnare la schiacciata moderna, richiamando appunto gli elementi già considerati, per poi consentire al pallavolista di sfumare alcune rigidità affinché non risultino eccessivamente innaturali. In tal senso si richiama qui, quale esempio, un’attenta e precoce valutazione della mobilità scapolo-omerale del singolo, sulla quale si può agire nel tempo in modo relativo (dote anche biologica). Cosa accadrà al giocatore che non abbia la cuffia dei rotori sufficientemente sciolta? Che per portare il braccio sulla verticale egli dovrà necessariamente alzare la spalla, perdendo potenza e precisione nell’impatto, ovvero lateralizzare la sbracciata, perdendo il vantaggio della massima altezza. E questo è solo un esempio del motivo per cui il bravo allenatore non può non essere anche un accorto preparatore atletico.

SECONDA PARTE: ASPETTI DI PREPARAZIONE ATLETICA

Mi sembra interessante qui affrontare il tema della preparazione atletica legato all’esecuzione della schiacciata limitatamente agli aspetti sopra richiamati: ciò in quanto un discorso più generale richiederebbe tali e tanti sottocapitoli (sesso dei giocatori, età, livello, periodo….) da diventare troppo ampio. Viceversa se riflettiamo sulle ideali caratteristiche bio-meccaniche dell’attaccante tipo da un lato, e dall’altro teniamo presenti la tempistica dei protocolli d’allenamento per fasi sensibili (avevamo ipotizzato dieci fattori – a loro volta suddivisi in sotto fattori), possiamo ricavare uno schema metodologico piuttosto denso di spunti.

CONCRETAMENTE:
da un lato si esaminano le funzionalità coordinative e condizionali che possono essere allenate negli anni e ricomposte nell’atleta maturo e dall’altro s’esaminano gli specifici parametri bio-meccanici dei movimenti di rincorsa, stacco, impatto sulla palla e ricaduta e dall’altro. Infine si propone un protocollo d’allenamento base.

LA MIA TESI:
lo schiacciatore non nasce, come specialista, con la fase della pubertà ma ben prima, ovvero da bambino. Ed infatti tanto più egli sarà dotato d’una base fisica di prim’ordine, tanto più la potenza che l’atleta potrà alla fine sprigionare dovrà essere tenuta “sotto controllo”, in termini neuro-muscolari, da capacità coordinative ben consolidate: bisognerà insomma che egli sia anche in grado di gestire, nel tempo, le sollecitazioni bio-meccaniche indotte dalla sua capacità di performance. Per questo motivo la generica preparazione atletica di squadra, tipica della fase agonistica/adolescenziale, dev’essere preceduta da una preparazione atletica mirata molto accurata e consapevole.


ESEMPI DI ESERCIZI SELEZIONATI IN FUNZIONI DELLE FASI SENSIBILI (componenti maggiormente allenabili nel periodo di crescita)

1) Mobilità articolare

allenamento delle spalle – lancio della pallina – vortex – palla medica + stretching a coppie
gioco calcetto - pallamano - basket + stretching a coppie gambe e schiena ogni cinque / sei minuti

2) Coordinazione base e controllo

reazione motoria - afferrare al volo una palla lanciata con una breve parabola che parte alle spalle del giocatore
equilibrio - afferrare e lanciare la palla / palleggiare – su un solo piede
ritmizzazione - effettuare la rincorsa con gli appoggi sopra dei segni prefissati, il tutto seguendo un ritmo dato
duttilità/elasticità motoria – palla prigioniera nei bambini – attacco e difesa da vicino per i più grandi
destrezza fine/precisione - effettuare la rincorsa / stacco lungo una linea e toccando un bersaglio con entrambe le mani
orientamento spazio-temporale – colpire al volo una serie di palloni lanciati verso l’esecutore da due o tre punti diversi

3) Trasformazioni e adattamenti coordinativi

combinazione motoria - eseguire alternativamente una schiacciata, un palleggio ed un bagher
differenziazione/intensità - eseguire piedi al suolo una schiacciata a terra con rimbalzo contro il muro con la sinistra, poi la stessa cosa con un saltino e meno forza
fantasia motoria – attacco e difesa
anticipazione motoria – schiacciate piazzate indirizzate ad un bersaglio secondo la chiamata dell’allenatore (dx – sinistra – centro – corta – lunga)
memorizzazione motoria

4 ) Strategie coordinative

ideo-motorietà (astrazione mentale del gesto)
schema corporeo (percezione tridimensionale del corpo)
propriocezione (percezione del movimento del corpo nello spazio - cinestetica);

5) Forza speciale (elementare)

serie d’attacchi da fermo su palla lanciata a mano dall’allenatore

6) Rapidità

scatti brevi (suicidio frontale e laterale - skip, saltelli a due piedi - un piede ginocchia al petto, serie di stacchi consecutivi o con un passo di caricamento

7) Forza resistente

flessioni, addominali, dorsali, muri in serie, tuffi in serie

8) Forza veloce esplosiva – elastica – pliometria

discese dai gradoni – salite sui gradini – ostacolini – stacchi in verticale ed a canestro
attacchi con sovraccarico – attacchi da fermo – attacchi con palla medica

9) Forza esplosivo-resistente

circuito: appoggio all’alzatore - difesa - palleggio dell’alzatore - schiacciata - muro successivo - recupero della palla

10 ) Forza massima

muscolazione in sala macchine
circuiti forza in palestra a coppie


DOMANDA D’UN GENITORE

Fino a qui capito quasi tutto. Fai sempre riferimento a questa personalizzazione del lavoro con i bambini, ma nella realtà ciò avviene? Solo i talenti affermati hanno dei preparatori che compilano programmi specifici e differenziati. Per cui non comprendo come tu puoi raggiungere il tuo obiettivo nella pratica. Voglio dire, prescindendo da tuo figlio in quanto cavia :) e facendo salve tutte le tue idee (…).

RISPOSTA SULL’IMPORTANTE RUOLO DEI GENITORI

Il punto di svolta potrebbe essere rappresentato da un coinvolgimenti diretto dei genitori nell’attività dei figli… non meri accompagnatori e pagatori, ma risorse della società di turno sul campo e nelle palestre… La mia idea fa inorridire la totalità di allenatori e tecnici: figurarsi se è possibile coordinare all’unisono il lavoro dei ragazzi e dei relativi genitori. Ecco, io invece ci proverei, nel senso che il parente stretto di turno degli atleti in fieri dovrebbe rimettersi in sesto, e poi una tuta addosso, e lavorare insieme ai piccoli in funzione di quest’ultimi. Infatti a mio parere per ogni due ragazzi si rende indispensabile almeno un adulto… e ciò vale per l’addestramento a tutti gli sport… altrimenti capita che a dei buoni principi non possa corrispondere una costante osservazione e correzione degli errori, nell’ambito di sessioni effettivamente intense in cui molto spesso il singolo dev’essere ripreso ed istruito. Tra i sei ed i tredici anni almeno, questo si dovrebbe fare per superare il conflitto allenatori-genitori nell’ottica dell’interesse comune…

Un gruppo di sportivi che si allena in palestra

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