Nella prima parte degli appunti analizzeremo la biomeccanica della disciplina mentre nella seconda affronteremo, anche alla luce della precisazione di cui sopra, come si debba impostare la preparazione atletica dei giovanissimi per consentire loro di trovare il giusto equilibrio tra leggerezza e forza rapida.
Essa è scomponibile in sette azioni:
1.avvio e rincorsa in rettilineo in leggera accelerazione
2.curva in accelerazione
3.stacco con potente azione sincrona delle braccia, la più vantaggiosa sotto il profilo biomeccanico (foto di Ukhov allegate al post)
4.ed immediato recupero del braccio esterno con il suo allineamento (per quanto possibile) rispetto all'asticella
5.valicamento dell'asticella con il massimo arco dorsale
6.successivo svincolo delle gambe sopra l’asticella
7.atterraggio sui materassoni
Si noti che le azioni tre e quattro vengono divise tra loro allo scopo d'enfatizzare come l'utilizzo SINCRONO delle braccia allo stacco (si pensi alla pallavolo) introduca un grado di complessità maggiore rispetto alla cosiddetta (e superata) “tecnica veloce”: in quest'ultimo caso i saltatori scelgono di allineare il braccio esterno all'asticella già tra il penultimo e l'ultimo appoggio, senza poterne sfruttare la fondamentale azione di spinta. In termini di “capacità di verticalizzazione” tale scelta determina una perdita in elevazione efficace di svariati centimetri, parzialmente compensata dal maggior controllo dei segmenti corporei sull'asticella. Detta in altri termini, lo stacco ad azione sincrona richiede un surplus di capacità coordinativa e di “timing” neuromuscolare che solo pochi talenti possiedono: non è infatti semplice completare una fase di caricamento oltremodo dinamica e poi ricomporre il corpo nella ideale composta perpendicolarità di valicamento dell'asticella. Richiede altresì che i giovani non vengano allenati troppo a lungo secondo un protocollo semplicistico solo allo scopo d'essere performanti a livello giovanile...
1) AVVIO E RINCORSA
La rincorsa persegue i seguenti obiettivi:
portare l'atleta alla velocità ottimale per l'esecuzione della curva in ACCELERAZIONE (ed infatti i saltatori principianti tendono a rallentare in prossimità dell'asticella);
fare ciò in modo tale che i relativi quattro passi finali vengano eseguiti costantemente a partire da un punto dato, con una minima tolleranza d'errore (pari a circa un piede – entro un raggio di max cm.30 dal segno prefissato, corrispondente al quintultimo appoggio – sinistro per chi stacca di sinistro);
garantire al corpo l'inclinazione dell'asse passante per il centro di gravità (d'ora in poi CdG) rispetto a quello perpendicolare al terreno, necessario affinché sia agevolata la progressiva ulteriore inclinazione verso l'interno della curva, crescente nel quartultimo e terzultimo passo assieme all'accelerazione medesima.
Al terzultimo appoggio (sinistro) l'inclinazione interna sarà MASSIMA (mediamente attorno ai 28°) e tanto maggiore quanto più elevata sarà l'accelerazione, con punte comprese tra i 32° e 35° (es. Ukhov – Holm – Stones), a parità di raggio di curvatura prescelto. Quindi sono proprio gli ultimi tre passi, che definiamo “speciali”, a determinare le sorti dell'azione di stacco: ne parleremo in seguito.
Teoricamente l'avvio della rincorsa in movimento è una pratica dalla dubbia utilità: negli atleti adulti l'ideale sarebbe partire con il piede fermo, sinistro per chi stacca di sinistro, con una rincorsa da passi 2 (breve avvio) + 4 (rettilineo) + 4 (curva); pur tuttavia molti agonisti eseguono molteplici passettini preliminari, con una prassi che sembrerebbe incidere positivamente a livello nervoso ma anche a discapito dell'effettiva precisione della routine.
Nell'avvio e nella rincorsa in rettilineo è necessario essenzializzare l'azione per renderla DECONTRATTA e precisa, tale quindi da non gravare sul bilancio energetico della performance. Fermo restando che si tratta d'una tecnica BALZATA, con un'accentuata reattività degli avampiedi, appare controproducente enfatizzare troppo l'avanzamento delle ginocchia ed il parallelismo delle cosce con il terreno, come si dovrebbe viceversa fare nello sprint: tale errore non determina convenienze di tipo biomeccanico ma rischia di influire negativamente sulla leggerezza degli appoggi.
Quando si parla di FLUIDITA' della rincorsa nel suo complesso se ne descrive una forma di percepibile GRADUALITA' in cui:
l'accelerazione aumenta costantemente fino al penultimo passo
l'inclinazione aumenta costantemente sino al terzultimo passo
gli appoggi sono tutti rapidi, essenziali, ben allineati; anche in curva essi risultano armoniosi nel ritmo, tali da accompagnare l'inclinazione interna del corpo senza che la corsa appaia segmentata.
Nel salto in alto esiste inoltre il concetto di TENERE LA RINCORSA: si tratta di ricercare in curva la massima velocità accelerativa che possa essere convertita in azione efficace di stacco sulla base dell'apparato scheletrico e neuro-nuscolare dell'individuo. Ovviamente, entrando in gioco un'accelerazione di natura centrifuga, a parità di velocità di spinta dal rettilineo il raggio di curvatura prescelto, in rapporto alla massa dell'atleta ed all'altezza del suo CdG, incideranno sui parametri di frequenza ed ampiezza degli appoggi in curva.
Bisogna allora tener conto che minore è il raggio di curvatura (curva stretta e breve) e maggiore diventa l'incremento della frequenza nei passi e la potenziale accelerazione centrifuga generata: in queste condizioni la rapidità neuro-muscolare necessaria per la verticalizzazione delle componenti orizzontali di spinta è massima. Nonostante la velocità d'entrata relativamente lenta, il salto che ne deriva appare estremamente impulsivo e conseguentemente poco “elegante”: una parabola di stacco piuttosto chiusa, con una risultante verticale vicina al 60°, che garantisce all'atleta poca compostezza e profondità nelle azioni di valicamento e svincolo, costringendolo a produrre archi dorsali sull'asticella estremamente precisi ed avvolgenti.
Per contro ampi raggi della corsa in curva richiedono maggiori velocità e leggerezza, e s'addicono agli atleti dotati d'un ottimo rapporto tra peso ed altezza abbinato ad una stiffness straordinaria, tale da non generare sulla gamba di stacco pressioni viceversa insostenibili. Salti di questo tipo sono effettuati molto distanti dai ritti, con proiezioni sulla verticali ben inferiori ai precedenti (attorno al 45%), e con traiettorie di valicamento molto ampie: dei veri e propri “voli in alto”.
Siccome in età adulta la rapidità neuromuscolare è meno allenabile della forza esplosiva rapida e della tecnica è evidente che nel tempo gli atleti più competitivi tendono ad aumentare progressivamente velocità di rincorsa ed i raggi delle curve. E ciò spiega tra l'altro perché lo stile ventrale è stato ormai abbandonato: proprio in quanto incapace di sfruttare la crescente energia che si può ricavare dalla rincorsa, seppur con tutti i limiti della “tenuta” evocata.
2) CURVA IN ACCELERAZIONE
La curva si effettua complessivamente in quattro passi a partire dal quintultimo appoggio (sinistro per chi stacca con la sinistra): abbiamo detto che idealmente il piede transita con precisione sull'ultimo segno/riferimento con il busto eretto ed corpo già leggermente inclinato verso l'interno della pedana. Nei primi due passi finali il corpo raggiunge la massima inclinazione interna, che coincide con il terzultimo appoggio (sinistro): le falcate necessariamente s'accorciano rispetto al rettilineo mentre la loro frequenza aumenta.
Tra il terzultimo appoggio e l'ultimo (due passi finali) accadono tre cose molto importanti:
1.il corpo si riporta lateralmente in asse assecondando la componente centrifuga applicata al suo CdG;
2.contemporaneamente esso ARRETRA rispetto ai piedi sugli ultimi due appoggi, che sono effettuati con tutta la pianta del piede alla ricerca della massima aderenza: si realizza così il secondo angolo caratteristico (di stacco), con le spalle abbassate ma in asse rispetto alla linea di corsa (tangente della curva);
3.il CgG s'abbassa sul penultimo passo, che risulta conseguentemente più lungo dei precedenti ed anche leggermente frenante: ciò consente sull'ultimo appoggio, con un ultimo passo più corto o TAGLIATO, il caricamento SINCRONO della gamba libera e d'entrambi gli arti. Al momento della stacco la distanza del piede sinistro dalla verticale del CdG sul terreno è massima, ed è tanto più accentuata quanto più è elevata la velocità applicata al baricentro stesso.
Ovviamente quest'ultima azione implica una perdita secca della velocità di spinta, ed il saltatore di grande talento sarà in grado di assorbire e trasformare grandi velocità d'entrata tramite appunto un accentuato arretramento, un caricamento altrettanto potente, ed una corrispondente estrema razione a “puntello” dell'arto, che resiste (stiffness) in una posizione quasi estesa. La pressione sul piede di stacco in queste condizioni è elevatissima, e si calcola, nell'unità di tempo ed in funzione del peso corporeo, come la capacità di proiettare il CdG dalla sua altezza fisiologica a quella di valicamento, quindi approssimativamente sulla base della differenza delle due altezze: diciamo che triplica la pressione sul singolo piede/arto del carico naturale per un tempo medio pari a 0,18 sec. Si noti che per effetto dell'arco dorsale il baricentro rimane leggermente più basso dell'asticella.
A questo punto precisare che il piede di stacco “dovrebbe” essere idealmente allineato alla linea di corsa, senza che il tallone ruoti verso l'esterno per effetto delle azioni di cui sopra, è utile ma concretamente complesso: pur tuttavia è assolutamente necessario correggere un eventuale eccessivo angolo, anche al fine di prevenire il rischio d'infortuni. Ciò nonostante tale re-allineamento sia decisamente penalizzante, da un punto di vista biomeccanico, per tutti i saltatori che stringono la curva per verticalizzare molto un'azione di corsa relativamente lenta.
3) e 4) – STACCO (SIN) CON AZIONE SINCRONA DEGLI ARTI LIBERI ED IMMEDIATO ALLINEAMENTO DEL BRACCIO (DX) ALL'ASTICELLA
S'è detto che le analisi biomeccaniche IMPONGONO la tipologia di stacco sincrono (Ukhov - Vlasic) in contrapposizione a quella alternata (Simeoni – Di Martino), in cui il braccio esterno alla curva s'allinea all'asticella prima dell'ultimo appoggio, senza partecipare alla fondamentale azione di caricamento. Alcuni allenatori, ed anche testi specialistici, raccomandano che i giovani inizino con questa seconda tecnica, che faciliterebbe la fase di valicamento e svincolo. Succede così, direi soprattutto nel settore femminile, che da tale scelta giovanile non si torni più indietro, a discapito delle leggi della fisica e del buon senso. L'errore, a mio parere, è macroscopico: cedere numerosi centimetri di stacco per evitare di risolvere un aspetto squisitamente tecnico, che proprio da giovanissimi può essere perfettamente allenato, è una scelta perdente. Neppure c'entra il diverso patrimonio neuro-muscolare delle donne, come la saltatrice Vlasic ben dimostra.
Ovviamente lo slancio sincrono delle braccia verso l'alto con il corpo orientato lungo la linea di corsa non facilità la perfetta rotazione del suo asse, tale da porlo naturalmente perpendicolare all'asticella. Ed infatti l'arto di cui sopra tende a scappare via proprio in ragione della velocità con cui ha prodotto una spinta, ed a rendere il valicamento leggermente meno armonioso. Amen. Alla fine vince chi porta il baricentro più in alto, come appunto risulta essere quello di Blanka, di almeno 10 centimetri superiore a quello delle avversarie a tecnica alternata. Ovviamente la spinta delle braccia della Vlasic non è confrontabile con quella violentissima impressa da un Ukhov.